Tag

, , ,

e974c-481095_480778371985099_117006236_n

Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche là le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi problemi e difficoltà. (Richard Bach)

Il mondo dell’uomo odierno è un mondo senza limiti. Un mondo nel quale nasce una pena profonda, e per questo motivo la negatività è penetrata inglobando tutto, perciò il sesso, la paura, l’avidità di potere e la violenza, sembrano dirigere la vita. Basta osservare come si sviluppa il nostro giorno, per renderci conto di come la negatività la impregna già dal momento in cui usciamo dalla nostra casa. I figli dei vicini, gli automobilisti nelle strade, il capo ufficio, tutti costoro cercano di scaricare il proprio malumore su qualcuno o su qualcosa. Se iniziamo la lettura di un quotidiano, tra i titoli della prima pagina abbiamo difficoltà a trovare una notizia positiva. Tutto si riferisce a guerre, disturbi, droga, incomprensioni, tensioni, uccisioni, scialacquatori ed incompetenti. Nel nucleo famigliare, quando sta per nascere un bambino, si dice: “Perché crescere un bambino in quest’epoca?”. Vediamo solo il lato negativo di quello che succede, delle opinioni ed anche delle prospettive del futuro. E la negatività non è nient’altro che la negazione di se stessi. Il processo comincia col negare se stessi e da questo punto, da questo sentimento, si continua a negare tutto, passando per tutti i gradi, dalla collera fino all’autocommiserazione. Quasi nulla avviene senza che l’ombra della negatività copra ed inglobi tutto; sia la gente e le loro reazioni, come le cose, gli avvenimenti e le loro circostanze. Altro segno di questo secolo è la violenza, che ci prende come una valanga.. Comincia a cadere come una cosuccia da nulla dall’alto della montagna, e diviene via via più grande, crescendo ogni momento di più, acquistando maggior impulso, maggior velocità, portando con se persone, case, villaggi, paesi. La conseguenza di vedere le cose a modo nostro e i difetti dell’educazione, instaurano in noi la violenza che diventa ogni volta più forte, tanto da occuparne il primo posto e non dando spazio quasi più a niente. Altra caratteristica d’oggi è la permissività che esiste in un mondo senza limiti né barriere. Questa situazione impedisce che l’essere acquisisca una coscienza morale, indicatrice di ciò che è bene o male, e causa negli uomini una grande incertezza. Nulla si chiede, né si esige, né s’indica, è il sì totale di fronte al no inflessibile, al no tradizionale. Questo mondo giacché è marchiato dal segno del materialismo, in cui i valori che imperano sono il denaro, l’acquisizione di cose e l’avidità di potere. “La valorizzazione” o “ciò che vale” per l’essere umano, la persona, si stabilisce da ciò che ha, da ciò che gli piace o dal potere che ostenta. Pertanto la vita si guarda come fonte di piacere senza il quale non si ha valore. E questa fetta di piacere la si ottiene semplicemente pagando con il denaro, che dirige la vita di ognuno e perciò si è giustificati a calpestare chiunque per ottenerlo. Il crimine si organizza e prospera perché è proprio la nostra società che lo patrocina. Altro problema è il sesso. Esso è mal compreso, mal visto e occupa un posto che non gli corrisponde. Si tiene un atteggiamento contraddittorio di fronte ad esso perché nello stesso tempo che è ricercato, lo si disprezza e lo si respinge. In questo mondo caotico, contraddittorio, angustiante e allo stesso tempo eccessivamente strutturato, ai genitori – che non han maturato sufficientemente e necessitano essi stessi di passare per molte esperienze personali – li si suppone capaci di sapere e di potere educare i propri figli. Però la realtà è che questa è un’opera al di sopra delle loro possibilità. Ai giorni nostri, sostenere una famiglia, si è trasformata in una “maratona” che obbliga alla pari, uomo e donna, a lavorare per conseguire uno stipendio che gli permetta di far fronte alle responsabilità economiche. Per questa ragione i genitori d’oggi si sono trasformati necessariamente in approvvigionatori invece che educatori dei propri figli. Quando ritornano a casa discutono dei propri affari giornalieri pieni di vicissitudini in un mondo pieno di passioni e conflitti di fronte ai quali, la maggior parte delle volte, si sentono impotenti, “Che cos’è che li trascina? Stanchezza, tensioni e problemi provocano un’agitazione che genera nella famiglia paura, pene e insicurezza. Di fronte a questo fatto, il genitore educatore si scusa e cede il posto al genitore fornitore. Scusa che non serve al bambino per riempire il vuoto prodotto da questa situazione. I bambini di fronte a questa mancanza di attenzione, che recepiscono come mancanza di amore, si sentono abbandonati e reagiscono in diverse maniere: evasione, aggressione e droga. I genitori in compenso, e per mitigare un profondo sentimento di colpa, inondano i propri figli di giocattoli e complimenti trattandoli come pari per rassicurarli. D’altra parte, alcuni genitori, avendo ricevuto un’educazione, in determinati casi permissiva e in altri repressiva, e al non riscontrare risultati positivi per loro stessi, si sono ribellati contro questo tipo d’educazione, impartendone una completamente contraria a quella appresa. Con questo andare da un estremo ad un altro, si possono ottenere solo risultati negativi. Ci sono anche genitori che non hanno ricevuto nessuna educazione specifica. Per questo non hanno esperienza per educare e pertanto, senza un punto di riferimento, non sanno cosa fare, ed abbandonano prima di aver iniziato qualcosa. Quest’abbandono li porta a sommergersi completamente nella loro immaginazione o nelle loro ambizioni, senza affrontare né confrontare la realtà, sia dei propri figli sia su quello che gli presentano gli educatori dei propri figli. Contrastano ciò che gli dicono i maestri. Invece di aiutare l’educatore, nella maggioranza dei casi, e per mitigare il loro sentimento di colpa, si costituiscono come “difensori” dei propri figli con il conseguente pregiudizio per loro. A volte, senza convinzione propria, ripetono l’educazione ricevuta o insegnano diverse formule ”prefabbricate” per cui anche i risultati sono negativi. Questo stato di cose porta i genitori ad allontanarsi dall’educazione dei propri figli e a volgere il loro interesse, con maggior enfasi, sopra cose esterne, estranee alla vita interiore dell’essere umano; guadagnare denaro, ricevere piacere, prestigio e posizione. I risultati di tale circostanza, sono sentiti dai figli come una mancanza d’interesse, quando in realtà sono affezionati ai propri genitori. Questa situazione d’apparente assenza d’affetto e d’interesse, porta il fanciullo e i giovani verso reazioni e atteggiamenti che li separano ancora di più, e che lasciano nei genitori un sentimento d’impotenza. Un sentimento che la situazione sia più grande di loro e che in alcuni casi può sembrare troppo tardi per correggerla od evitarla. Tra le circostanze che determinano la situazione attuale e la relazione esistente tra genitori e figli, vi è il problema del rapporto di coppia. In troppi casi è un cattivo rapporto. Ognuno incolpa l’altro della sua infelicità. Si rimproverano vicendevolmente, destando nel piccolo l’impressione che “tutto mi è dovuto, ma io non devo dare nulla a nessuno”, o, che è la stessa cosa “ Ho tutti i diritti, niente doveri”. Situazioni generali come queste, difficoltà nell’ambito famigliare, relazioni difficili con i figli, impatto quotidiano con un mondo frequentemente ostile e negativo, portano l’essere umano a cercare di fuggire da se stesso, dalla sua vita interiore così piena di recriminazioni, sentimenti di colpa e di impotenza. Il mondo esteriore che, con le sue pretese ed imposizioni, mette l’uomo di fronte ai suoi limiti, contribuisce a farlo fuggire dalla propria realtà, facendogli cercare sollievo nell’alcool, nel sesso sfrenato, e in tutto quello che lo aiuta a logorarlo. Una realtà che per essere affrontata richiede una conoscenza di se stesso, il sentirsi amato e voler bene agli esseri più vicini: la propria famiglia, sua moglie e i suoi figli. Quasi tutto quello che il mondo di oggi offre all’essere umano sembra regalato perché l’attenzione si pone totalmente al di fuori e non rimane nulla per la propria vita interiore. Se tutto ciò non cambia, se questa direzione dell’attenzione non s’inverte e si equilibra, le cose peggioreranno sempre di più. E non perché l’uomo non chieda di avvicinarsi al suo mondo interiore. L’essere umano ha un anelo profondo di superamento e un gran desiderio di relazionarsi con qualcosa di superiore: Dio, chiamandolo in differenti maniere. Ma, non essendo abituati ad una reale ricerca spirituale della propria essenza, basata sopra un lavoro di conoscere se stessi, si trova di fronte ad un enigma troppo completo e difficile da decifrare senza una base educata, e come conseguenza, quest’anelo si distorce e prende altre vie. Il bambino che è come una spugna, assorbe questo mondo intrigato, negativo, confuso e al tempo stesso vi reagisce contro. Non è preparato ad affrontarlo, né ama recepirlo, ma, se non gli si presenta un’alternativa migliore, se non prende una direzione positiva con una sufficiente continuità, se non riceve affette e attenzioni giuste, vantaggiose e stimolanti, cosa gli resta? Il bambino si sente immensamente solo. L’assenza dei genitori in famiglia e la carenza dei valori spirituali lo porta ad una vuotezza, ad una mancanza di sentimento e ad un non rispetto per il mondo. Il cattivo rapporto tra i genitori, fa sì che il bambino non possa credere all’amore, perché non lo ha visto attorno a se, e perciò non é stato seminato in lui. Non sa ciò che è, non lo sente, l’amore non vive in lui, pertanto non può produrlo. L’educazione d’oggi in questo momento è quasi esclusivamente diretta a sviluppare la mente. Si ha un’ammirazione esagerata verso ciò che si chiama intelligenza o capacità intellettuale a spese del sentimento e del corpo. Simon Bolivar disse: “ Il talento senza bontà è nulla “. E quest’enfasi squilibrata, che si trova tanto nella scuola come nella famiglia, produce solo spiegazioni teoriche dirette unicamente alla mente del bambino, che l’ascolta e incide, ma non comprende, perché non essendo integrata con le altre parti – corpo e sentimento – non sono assimilate. Se spieghiamo le cose al bambino senza prenderle in conto integralmente, senza considerare il suo sentimento e il suo istinto, si trascura il bambino per delle idee che sono molto estranee per lui. I genitori non sanno che bisogna manifestare esteriormente e intenzionalmente i propri sentimenti verso i figli e pertanto questi non ricevono la quantità né la qualità d’affetto di cui hanno bisogno. E quest’affetto è il fattore fondamentale affinché cresca in loro la stima e la fiducia in se stessi. Risulta chiaro che i genitori percepiscono che ci sono delle mancanze, ma sfortunatamente sostituiscono lo sforzo giornaliero di dare affetto con delle soddisfazioni esterne che sono molto più facili da risolvere: semplicemente si va e le si compra. In questa condizione i bambini e i giovani trovano rifugio nella televisione, negli amici, nella droga, negli oggetti, nella passività e nella ribellione. Iniziano ad evadere la realtà cercando di creare un mondo eccitante. Incontrano negli amici persone assolutamente uguali a loro, con le loro stesse carenze; perciò si sentono sicuri e comodi con loro. Queste associazioni di esseri che ancora non sono formati e che non comprendono la loro parte nella vita, con ciò che essa rappresenta, li portano a copiare quanto avviene intorno a loro, quello che è presentato da cinema e dalla televisione…che non è sempre molto edificante. Copiano comportamenti tra loro e creano un modo d’essere negativo, passivo e a volte violento. Da qui le bande e altre forme di rivolta verso la società e di negazione del mondo in cui vivono, includendo tutto quello che rappresenta l’autorità, la direzione o la disciplina. Altro veicolo di fuga è la televisione, i cui programmi di maggior ascolto sono centrati nella violenza, utilizzando come scusante la lotta del bene contro il male. Anche dietro i programmi chiamati “educativi” ci sono in molti casi violenze ed aggressioni. Perfino nei cartoni animati vi è violenza dissimulata, nella quale il “buono” fa violenza fisica sopra il “cattivo” o nel migliore dei casi si burla di lui in modo irriverente. Se sei buono non sei punito se uccidi il cattivo! In generale, gli altri programmi infantili, di qualità molto bassa in rapporto alla presentazione dei valori spirituali e morali che potrebbero avere gli esseri umani, sono oltretutto di una povertà intellettuale schiacciante. Il risultato di tutto ciò, è che il giovane non trova nulla che lo stimoli nella sua famiglia, non vi sono cose né esempi positivi nei suoi amici, né nella televisione, e si rifugia nella rivolta, nella droga e nell’evasione da tutti i tipi di responsabilità. Comunque, in fondo, dietro tutte queste azioni, quello che si vede è una grande insicurezza.. Così si rafforza un atteggiamento passivo – anche fisico – verso il mondo al quale non crede né rispetta. Questa situazione del bambino proviene da una sola carenza basica: la profonda necessità d’amore. Come imparare a dare amore? Attraverso un’attenzione diretta e volontaria, varie volte durante il giorno. Questo tipo d’attenzione o amore, posta subito sopra il bambino, in ripetute occasioni, è assolutamente necessaria per educare e delle volte apprendere ad esprimere i sentimenti più profondi che si hanno verso di lui. Il bambino è un essere aperto che ha delle necessità e le manca guida e direzione costante. Bisogna avvicinarlo fisicamente, accarezzarlo, e a volte toccare il suo sentimento. Fargli sentire l’affetto e l’amore che gli si porta. Nella nostra scuola i maestri sono preparati nello sviluppo di un’attenzione molto particolare, e nel lasciar fluire liberamente l’espressione d’affetto o sentimento positivo che hanno verso i bambini. Quando il fanciullo riceve questo sentimento, s’impregna di esso, lo immagazzina e in seguito lo esprime anche liberamente, avendo capacità così di dare e ricevere amore. In questa situazione il bambino si sente accettato, rispettato e amato. Nell’assorbire questi sentimenti positivi, sentirà la stessa cosa verso il proprio se, rispettandosi, accettandosi e amandosi nella giusta maniera, senza toni di vanità né egocentrismo pernicioso. Svilupperà sicuro e fiducioso in se stesso. E’ questo esattamente quello che il fanciullo avrà da progettare nelle sue relazioni con gli altri, iniziando così una catena di nuove possibilità nelle relazioni tra gli esseri umani. Il negativo avrà lasciato d’essere interessante per lui e non avrà necessità di assumere atteggiamenti aggressivi o di rivolta verso se stesso né verso gli altri. Domandandoci cosa è, o meglio, che cosa deve essere l’educazione, ci porta in modo naturale a chiederci cosa è o cosa deve essere la vita. Se noi istruiamo affinché tutto debba essere verificato, si può affermare che nella vita abbiamo il pensiero, i sentimenti e le azioni. Le azioni sono concretizzate dal corpo, e provengono dai nostri pensieri, sentimenti ed emozioni. Questi fattori e l’armonia delle loro manifestazioni determinano il calore dell’essere umano, il suo grado di realizzazione e il suo livello di contributo. L’educazione ora si occupa solo di una o due di queste parti o fattori di manifestazione dell’individuo, ed é gestita dalla società e dallo stesso individuo, e produce un essere incompleto in maggior o minor grado, la cui assenza d’armonia non gli permette di sviluppare in pienezza il suo potenziale, sia intellettuale, come nel caso di un matematico o un chimico; sia emozionale, come nel caso di un pittore o di un musico; o sia fisico come nel caso di un atleta. Nello studio, la mancanza d’armonia ha una grande influenza nella capacità del ragazzo di interessarsi a quest’argomento. Tutti abbiamo potuto comprovare come un ragazzo con problemi affettivi nella sua famiglia, non ha la stessa capacità d’attenzione di quello che si sente appoggiato (rassicurato) da suo padre. Un bambino con una disposizione fisica o con mancanza di coordinazione motrice avrà, per esempio, maggiori difficoltà nell’imparare a leggere di un altro che può e al quale si permette di fare attività fisica in un modo normale. Anche l’esagerazione può condurre a risultati negativi: un bambino eccessivamente viziato, educato con un sentimentalismo pertinace (duraturo) non avrà sufficiente fermezza di carattere per realizzare uno sforzo o per controllare la sua attenzione. Un ragazzo assorbito nelle competizioni sportive non avrà un impulso sufficiente per lo sviluppo del suo intelletto. La misura dipende in gran parte dall’educazione ricevuta dove questi fattori s’integrano e si manifestano armonicamente. Da tutto ciò L’educazione deve essere il processo mediante il quale si tratta di sviluppare, in forma integrale ed equilibrata, la mente, il sentimento e il fisico. Nel suo libro molto istruttivo “Educazione ed estasi”, George B. Leonard enfatizza: “…Apprendere è cambiare”. Senza dubbio questo cambio avviene solo quando qualcosa è assimilata e compresa. Un processo d’apprendistato, basato sulla memorizzazione d’informazioni non porta ad una comprensione e, pertanto, non produce un cambio. La memorizzazione soltanto di un modo mentale, difficilmente permette l’interazione pratica delle conoscenze acquisite. Quest’interazione s’incontra in tutte le fasi della vita. Per costruire una casa completa si richiedono elettricità, acqua, carpentieri, geometri, disegnatori, topografi, amministratori. Il signor Leonard, riferendosi alla scuola degli Stati Uniti, sottolinea nel suo libro: “..ciò che i collegi insegnano è la frammentazione delle sensazioni con le emozioni e l’intelletto, divorziando con l’essere stesso dalla realtà, dall’allegria e dal presente. Il sistema basico dell’educazione non è cambiato. Oggi, come nel Rinascimento, il maestro si presenta e si siede davanti ad una classe e comunica ai suoi alunni echi e tecniche di una naturalezza verbale-razionale implica [..]. Apprendere un’interazione tra ciò che si apprende sia sull’ambiente circostante e sia sull’affettività che é relazionata con la frequenza, la varietà e l’intensità dell’interazione. Un insegnamento puramente intellettuale, che non richiama nel bambino il suo interesse totale, un insegnamento in cui, come dice Arnold Toynbee: “… si sostituisce all’arte del vivere quello di giocare con la parola”, produce in molti casi un apprendimento negativo; ad imparare a fuggire; ad imparare a sopravvivere nello studio; ad applicarsi con il minimo sforzo; ad imparare a farsi trabocchetti e facendoli agli altri. Questo tipo d’insegnamento nega al fanciullo l’allegria di apprendere, di comprendere e, per tanto, gli impedisce la possibilità di sviluppare il suo potenziale completo. Il fanciullo deve essere educato sia nell’interiorità che nell’esteriorità. Affinché il bambino cresca forte e sano è necessario allenare e fortificare i suoi muscoli. Come pure dobbiamo educare i suoi muscoli interni – l’attenzione e la volontà – se vogliamo che il fanciullo abbia forza interiore. Altrimenti si frena il fanciullo, altrimenti si esige di più di quello che lui può dare comodamente e facilmente, non avrà mai volontà sufficiente per fare uno sforzo, per affrontare i suoi studi, le sue manchevolezze e le difficoltà che la vita gli andrà distribuendo. Il fanciullo necessita di una direzione. Non la chiede, comprende con la mente solo la necessità, ma qualcosa in loro la richiede e in una certa maniera lo fanno sentire. Se il maestro non assume la sua parte dandogli questa direzione, allora qualche altra cosa esterna o interna lo farà sbagliare, portandolo verso una falsa direzione… L’insegnamento del maestro consiste nel vedere chiaramente la direzione che si deve prendere per far crescere i fanciulli e il modo in cui si stimola il loro interesse. Al bambino è necessario insegnargli. Non si deve credere che egli apprenda da solo, per osmosi. Vi è chi crede che il fanciullo, così com’è, è perfetto, che non c’è nulla da cambiare in lui e che crescendo saprà da solo ciò che è bene e ciò che è male. Questa credenza fa sì che l’educatore si ponga passivo di fronte al fanciullo, che non conosce una scienza sicura di ciò che è bene per lui. Egli non ha vissuto, non ha sofferto, non ha pagato per sapere. L’educatore sì lo ha fatto, e per ciò sta lì per dargli una direzione, per aiutarlo a comprendere. Il bambino non ha un sentimento innato del bene e del male. Questo deve formare la parte dell’educazione della coscienza e del sentimento. Bisogna insegnargli la riconoscenza, a riconoscere a dare un valore a ciò che si riceve. Oggigiorno gli esseri umani pensano che tutto è dovuto loro, che lo meritano. Ciò non può essere il perno essenziale di un’educazione! Qualsiasi cosa si desideri insegnare al bambino é che egli possa apprenderlo in una forma diretta e vivente, e sempre meglio. Per esempio, studiando gli animali, in tutti quei casi che è possibile, si deve portare l’animale in classe oppure i bambini dove c’è quest’animale, affinché possano toccarlo, vederlo, dargli da mangiare, giocare con lui. In questa maniera il suo apprendistato che è stato già teorico, prodotto dai libri, si converte in un’esperienza pratica della vita che non si dimenticherà. Allo stesso tempo, coadiuva la possibilità di avvicinarsi ad amare gli animali con una stessa naturalezza. Questo modo si deve fare anche con le piante, seminandole e curandole. Il vederle crescere mette il bambino in diretto contatto con la creazione, toccando la sua sensibilità e aprendolo al mondo vivente, e di poi, facendogli sentire la sua relazione con la terra, che difficilmente hanno i bambini delle grandi città. Questi bambini, che crescono circondati di cemento ed asfalto, senza contatto con la natura non hanno radici si potrebbe decidere che sono estirpati, e che questo fatto genera molti dei mali che soffrono i giovani d’oggi.

(Da Nathalie de Ethievan)

Annunci