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Questo capolavoro è di Claude Michel, noto come Clodion, e lo creò nel 1799. È una delle poche sculture neoclassiche francesi in marmo e terracotta Questo è uno spettacolo quasi perfetto, simile a un gioiello, in un ambiente quasi perfetto: ordine, armonia e proporzione ispirati all’antico, e reinterpretati per il XVIII secolo. Una scultura in terracotta raffigurante Zefiro e Flora ritrae, intrecciati, innamorati, i loro corpi una spirale di energia e di torsione sensuale. Questo dio alato del vento dell’ovest – un araldo della primavera – sta abbracciando la sua adorata Dea dei fiori, incoronandola con una corona di rose, mentre i putti dispettosi balzano ai loro piedi, spingendoli dolcemente più vicini, soprattutto il putto che spinge la gamba destra di flora verso Zefiro, col chiaro intento di favorirne il contatto. La luce naturale li accarezza, e lo scultore ha voluto rappresentare in questo lavoro ogni particolare, con sottigliezza, dai corpi snelli e levigati, all’armonia delle forme, il panneggio e i capelli lucidi della Dea. Dietro di loro, in questa immagine, un giardino, con antichi alberi di magnolia in piena fioritura rosa che sembrano creare l’ambiente arcadico della coppia.

Il racconto mitologico più celebre rispetto alla figura di Flora è quello di Ovidio, il quale nei Fasti opera una fusione tra la tradizione greca di Clori (Chloris) o Cloride e quella romana di Flora. Egli racconta che un giorno, la bellissima ninfa Clori venne rapita, per amore, dal vento Zefiro del quale divenne poi la sposa. Ovidio fa parlare in prima persona la divinità che si manifesta e si racconta al lettore. Ella rivela d’essere Clori, poi divenuta Flora a causa della pronuncia latina che ha cambiato l’iniziale del suo nome. Flora era un’antica divinità del centro Italia responsabile dello sbocciare dei fiori e che venne poi comunemente associata alla Primavera. Il culto di tale divinità era per lo più celebrato nel mese di aprile, fino al 3 maggio di ogni anno, momento critico della fioritura delle messi, si svolgevano i Ludi Floreales o più semplicemente floralia feste dedicate alla dea, nelle quali abbondavano i divertimenti. Il più tipico era la partecipazione di mimae, la cui esibizione si concludeva con la nudatio mimarum anticipatrice dei futuri spogliarelli . Le feste dedicate a Flora erano inizialmente a carattere popolare e rurale ma sucessivamente divennero presto introdotte alcune ritualità erotiche e licenziose. i giovani s’adornavano di fiori e si donavano, con smanceria, reciprocamente ghirlande, fiori, corone e petali. Le feste in onore di Flora culminavano con danze languide e atteggiamenti quasi estatici. Questa antichissima Dea romana incarnava il fiorire della natura in tutte le sue forme quindi anche quello della natura umana. In virtù del fatto che i fiori sono gli organi sessuali delle piante, ad essa si attribuiva anche il ruolo di protettrice delle prostitute. Durante i festegiamenti in suo onore, il corpo femminile veniva onorato in modo particolare, e se ne prediligeva la nudità. Flora era la regina di tutte le piante, comprese quelle commestibili, ma veniva anche invocata per proteggere i bambini e per avere raccolti e fioriture rigogliose. I romani ritenevano che senza il suo aiuto la città sarebbe morta. A lei era associata anche Feronia, dea dei fiori primaverili e dei boschi, e Maia, altra antica dea romana della fecondità e del risveglio di natura.
Il mito dice che quando Zefiro, il tiepido vento umido che spira in primavera, vide la bellissima Flora che vagava nei campi, se ne innamorò subito. Flora tentò la fuga, ma Zefiro fu più veloce e presto l’avvolse nella brezza con tutto il suo amore. Quell’amore non fu però una violenza, perché la Dea accettò di buon grado di diventare sposa di Zefiro. Il mito dell’unione di Flora e Zefiro sta a significare che la dea dei fiori e della fioritura rappresenta, insieme al suo spo­so, la primavera nella la sua forza vitale e dirompente, come ci narra Ovidio:

«Godo d’una eterna primavera; è sempre splendido l’anno, gli alberi hanno sempre le fronde e sempre ha pascoli il suolo. Possiedo un fiorente giardino nei campi dotali, l’aria lo accarezza, lo irriga una fonte di limpida acqua: il mio sposo lo ha riempito di copiose corolle, e ha detto: “Abbi tu, o dea, piena signoria sui fiori”».

All’interno del panorama artistico, Flora viene spesso rappresentata con il capo cinto da una ghirlanda floreale e con in grembo una gran quantità di fiori. I contesti in cui la si trova sono spesso; o mentre danza leggiadra nel suo giardino in fiore o, talvolta, mentre si trova in compagnia dello sposo Zefiro.

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