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(Medea Furiosa – Dipinto di Ferdinand Victor Eugene Delacroix)

Tutto è santo, tutto è santo. Non cè niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tientelo bene in mente. Quando la natura ti sembrerà naturale, tutto sarà finito… e comincerà qualcos’altro, addio cielo, addio mare. In ogni punto in cui i tuoi occhi guardano, è nascosto un Dio.! Ma ora questa lezione definitiva non serve più. Ciò che tu vedi nei cereali, ciò che intendi dal rinascere dei semi è per te senza significato. La resurrezione mio caro. come un lontano ricordo, non ti riguarda più. Infatti non c’è nessun Dio. Ma se un Dio non c’è, ha lasciato i segni della sua Sacra presenza.!   (Da -Medea- di Pasolini)

La tragedia, messa in scena da Euripide nel 431 a.C., si svolge a Corinto, dove Medea è arrivata con Giasone e i loro due figli; per la comprensione degli avvenimenti, tuttavia, è necessario conoscere le vicende svoltesi in precedenza e legate al mito della spedizione degli Argonauti. Pelia,il re di Iolco in Tessaglia, temendo che il nipote Giasone possa sottrargli il regno che lui stesso ha usurpato al fratello Esone, lo invia nella Colchide a conquistare il vello d’oro, sperando che muoia nel tentativo. Per questa impresa viene costruita per la prima volta una nave capace di attraversare il mare profondo e non solo di navigare lungo la costa: il nome della nave è Argo, e per questo Giasone e i compagni che partono con lui vengono chiamati “Argonauti”. Arrivati nella Colchide, terra del re Eete, gli Argonauti trovano il vello d’oro appeso a un albero in un bosco sacro a Marte e custodito da un drago. Giasone riesce a impossessarsene con l’aiuto di Medea, figlia di Eete, che si era innamorata di lui:grazie ai suoi poteri magici la fanciulla riesce ad addormentare il drago. Rubato il vello, Giasone e i compagni si danno alla fuga e il giovane porta con sé Medea come sposa. Nel mentre, a Iolco, Pelia ha ucciso i genitori di Giasone; quando il giovane arriva in città con il vello d’oro e scopre l’ omicidio vuole vendicarsi. A questo pensa ancora Medea, che convince le figlie di Pelia a bollire il padre in un calderone di acqua bollente, facendogli credere che si tratti di un incantesimo per ringiovanire. Giasone, consumata la sua vendetta, lascia Iolco al cugino Acasto e cerca per sé un regno più grande. Dopo alcune peripezie egli giunge con Medea nella città di Corinto. E’ a questo punto che la tragedia di Euripide, come detto, ha inizio. Giasone decide di sposare Glauce, figlia del re della città, Creonte, il quale a sua volta pretende che Medea e i suoi due figli siano esiliati: Creonte e gran parte del popolo di Corinto,infatti, temono la presunta malvagità della donna, barbara e maga. Giasone accetta, ma quando Medea apprende delle nuove nozze e della propria condanna, si dispera e comincia a concepire una terribile vendetta. Con la scusa di terminare i preparativi per il viaggio d’esilio, ottiene dal re Creonte di restare a Corinto ancora un giorno, quello delle nozze di Glauce. Medea convince poi Giasone di avere accettato la situazione, dimostrandosi ragionevole e conciliante. Solo la vecchia nutrice, che la conosce a fondo e che l’ha seguita dalla Colchide, teme che sia pronta a compiere atti terribili; Infatti, così si esprime Medea;

E’ finita: il carro nuziale ferisce le mie orecchie. Io stento ancora, stento a credere a un male così grande. Questo ha potuto fare Giasone? Togliermi padre, patria, regno e poi lasciarmi sola in terra straniera, cuore di pietra.!? Non ha tenuto conto dei miei meriti, lui che mi ha vista vincere le fiamme e il mare.? Crede proprio che abbia dato fondo a ogni crimine? Dubbio e follia travolgono la mia mente.…

lo stesso, del resto, sospetta il coro, composto dalle donne di Corinto, che hanno mostrato, tuttavia, di comprendere la disperazione della moglie tradita. Medea, attraverso i figli, manda a Glauce, come dono di nozze, uno splendido diadema e un peplo finissimo, su cui ha riversato incantesimi di morte. Non appena la ragazza si adorna con i doni, si sente avvelenare il sangue e un fuoco che non si spegne la avvolge. In questo fuoco viene bruciato anche Creonte, che tenta invano di salvare la figlia. Ma la vendetta di Medea non si è ancora conclusa:facendo violenza al proprio istinto materno la donna, per punire l’amato, uccide i figli suoi e di Giasone, allontanandosi poi su un carro trainato da cavalli alati inviatole dal Sole, padre di suo padre. Così Medea conclude;

Fra tutti quanti sono animati ed hanno un intelletto, noi donne siamo la specie più sventurata; per prima cosa dobbiamo, con gran dispendio di beni, comprarci uno sposo e prenderci un padrone del nostro corpo. E in questo c’è un rischio gravissimo: se il marito lo si prende cattivo oppure buono. Per noi donne, infatti, la separazione è un disonore, né si può ripudiare lo sposo. Ma cosa mi succede? Voglio meritarmi il riso dei miei nemici lasciandoli impuniti? Bisogna sostenere questa prova. Per i dèmoni sotterranei dell’Ade , non sarà mai che io abbandoni i miei bambini ai nemici perché li oltraggino. È assoluta necessità che essi muoiano; e poiché è necessario, li uccideremo noi che li abbiamo generati. Ora, però, voglio porre fine a questo discorso; mi è venuto da piangere per l’entità dell’azione che poi devo compiere; ucciderò, infatti, i figli miei: non vi è alcuno che me li strapperà. E nessuno ritenga che io sia sciocca e debole, né incapace di iniziativa, ma proprio di carattere opposto, tremenda ai nemici e agli amici benigna. Di siffatte persone assai gloriosa è la vita.

La studiosa Eva Cantarella dice di Medea: <<la più discussa delle madri, che non si rassegna a subire il ripudio di Giasone, “non si presta a giocare il ruolo della vittima, cambia le carte del gioco e ne diventa protagonista, facendo di Giasone la vittima”. Medea, che eleva la sua protesta, che presenta l’uccisione dei figli come il disperato gesto d’amore di una madre esule, vittima di intolleranza e persecuzioni. Perché Medea uccide i figli? Per vendicarsi del tradimento e dell’abbandono di Giasone, è la riposta tradizionale.  Ma forse la tragedia di Medea non è, o meglio non è solo quella di un’amante abbandonata.  Forse ci sono altre ragioni che possono farci  leggere l’uccisione dei figli in una chiave diversa. Per verificarlo dobbiamo collocare la storia in un quadro più ampio di quello nel quale siamo abituati a pensarla, avvicinandola a quello di tante altre persone che come Medea, ieri e oggi, sono costrette ad abbandonare casa, famiglia, patria e beni alla vana ricerca di un luogo che le accolga. Forse era su queste tragedie e sulle loro possibili, estreme  conseguenze che Euripide voleva far riflettere i suoi concittadini.>>

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