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(Shiva e Parvati, Museo Nazionale d’Arte Orientale India – Avorio intagliato)

Lorigine del Tantrismo hindū risale certamente a un antico patrimonio di credenze e pratiche. Alcune fonti possono essere rintracciate nei Veda (in particolare lAtharvaveda e lo Yajurveda, sulla magia e il ruolo della parola o pratiche fonetiche), negli Āraryaka e nei Brāhmana, e nelle Upanishad piu antiche. Questo esoterismo vedico fu modificato e ulteriormente sviluppato dallaggiunta di altri elementi che appartenevano ai culti autoctoni, forse dravidici, certamente un sostrato antico la cui esistenza e presunta piuttosto che conosciuta. Ma, benche non possiamo definire con precisione questo sostrato, possiamo tuttavia ipotizzare che esistesse e svolgesse un ruolo per quanto riguarda le origini del Tantrismo hindū. Malgrado queste radici autoctone e forse popolari, il Tantrismo hindū non può essere considerato una forma popolare di religione in contrapposizione a una forma di Induismo non tantrico più elevato. Tuttavia, il fatto che i testi principali siano in sanscrito, e che fra gli autori vi siano brahmani colti, prova il ruolo svolto dai circoli brahmanici, o almeno dalle caste superiori. Il Tantrismo, di fatto, come la totalità dellInduismo, ha sempre avuto al suo interno suddivisioni fra le pratiche per le caste superiori e quelle inferiori. E sebbene i rinuncianti, gli asceti e i santi abbiano svolto una funzione importante nella sua genesi e nel suo sviluppo, il fatto che queste persone fossero ai margini del sistema sociale hindū non significa che esse fossero figure popolari, e ancor meno rivoluzionarie. Da un punto di vista sociale il Tantrismo, anche se teoricamente egualitario (di norma, tutti, una volta iniziati, hanno accesso ai suoi insegnamenti, indipendentemente dalla casta o dal sesso), e conservatore. Il suo egualitarismo, come quello della bhakti, ha uno scopo rituale, religioso, non ha un fine sociale. Ammesso che la storia del Tantrismo hindū non possa essere ancora scritta, si possono fare le seguenti brevi affermazioni:

1. Ai tempi vedici e brahmanici non vi era Tantrismo, ma soltanto alcuni elementi che piu tardi si svilupparono e divennero parte del Tantrismo. I riferimenti alla tradizione vedica nei testi tantrici non devono essere presi come prove sia della natura vedica del Tantrismo sia di una diretta connessione con il Veda. È molto probabile che tali riferimenti siano stati introdotti piu tardi per facilitare laccettazione di testi o di sette tantriche da parte dei circoli ortodossi.

2. Il Tantrismo come tale deve aver preso forma durante i primi secoli d. C. seguendo una evoluzione interna al brahmanesimo: un mutamento le cui cause e la cui forma ci sfuggono, ma che puo essere piuttosto ragionevolmente attribuito in parte a uninfluenza di elementi autoctoni.

3. Anche se i documenti più antichi databili sono buddhisti (cinesi, non indiani), il Tantrismo hindū, con ogni probabilità e per parecchie ragioni, precedette sicuramente il Buddhismo tantrico, anche se entrambi più tardi interagirono.

4. Il Tantrismo sembra aver messo salde radici nellIndia hindū almeno dal VI o VII sec. d. C. Liscrizione della pietra di Gangdhar (424 d. C.) prova che le divinita tantriche erano gia venerate nel V sec., un periodo al quale presumibilmente appartengono alcuni Āgama.

Il VI secolo e i secoli seguenti costituirono il grande periodo creativo durante il quale si formo lInduismo purānico e tantrico. Benche sia disponibile soltanto una scarsa documentazione databile con precisione, e corretto dire che il periodo dallVIII o IX sec. al XIV sec. fu unepoca di abbondante produzione testuale e artistica del Tantrismo. A quel periodo risalgono i grandi Tantra, le Samhitā e gli Āgama, come pure i pensatori quali Abhinavagupta e i grandi templi dellIndia centrale. LInduismo tantrico era allora in piena fioritura. Testi di ogni genere, templi, attrezzi rituali e opere darte continuarono a essere prodotti fino al XVIII sec., testimoniando la vitalità dellInduismo tantrico. È stato notato che durante questo periodo i testi sembra siano sempre più derivati da circoli ufficiali brahmanici. Ciò può costituire la prova di una crescente influenza del Tantrismo sui centri tradizionali della cultura e del sapere hindū. Il continuo flusso di produzione testuale o di altro genere è continuato fino a oggi, ma ha dato scarsi frutti. In pratica tutti i manuali sul rituale e gli opuscoli sulla pratica della pūjā ora in vendita in India riflettono influenze del culto tantrico. Ciò non sorprende, considerando che lInduismo settario postmedioevale ha incorporato molte idee e pratiche del Tantrismo. Di conseguenza, gran parte del pantheon hindū e costituito da divinità tantriche. Occorre tuttavia notare che la maggioranza degli hindū settari che usano queste pubblicazioni non considerano se stessi come tantrici. La pratica vera e propria compiuta dai fedeli tantrici non e scomparsa dallIndia. Di fatto, in anni recenti, con linteresse dimostrato per il Tantrismo in Occidente, e con un mutamento di atteggiamento mentale da parte di molti indiani, una quantità in certa misura maggiore di persone ammette di essere tantrica (non solo in Bengala). Sono stati pubblicati sullargomento alcuni periodici e molti libri. Alcuni centri tantrici e śākta sono attivi come tali in modo manifesto, oltre ad altri gruppi tantrici tradizionali (senza alcun dubbio tanto più autentici ed efficienti quanto meno pubblicizzati). Il Tantrismo hindū rimane ovviamente una faccenda per piccoli gruppi, ma la loro importanza è lungi dallessere trascurabile. Eppure, malgrado la prevalenza delle idee e delle pratiche tantriche nellInduismo, è improbabile che esse abbiano mai riguardato la maggioranza degli hindū. I tantrici produssero unenorme quantità di testi dottrinali, rituali e tecnici. Essi elaborarono o almeno influenzarono la maggior parte dei rituali hindū, sia pubblici, sia, in misura minore, privati. Il loro influsso sulle arti, sulle tecniche e sulle attività tradizionali fu anche importante (i templi sono ancora costruiti, ornati e arredati con attrezzi secondo gli insegnamenti degli Āgama). Tuttavia, con ogni probabilità, la maggior parte degli hindū che praticavano o partecipavano a tali rituali o visitavano tali templi non erano tantrici. Poiche il Tantrismo implica una pratica reale, i veri praticanti furono probabilmente sempre una minoranza. Per quanto sia fondamentale il ruolo del Tantrismo, per quanto sia vasta la sua produzione letteraria, per quanto sia importante la sua influenza teologica e iconografica, la sua presenza concreta, reale e pratica nella vita religiosa degli hindū fu probabilmente, anche in passato, limitata a piccoli gruppi di iniziati. Il Tantrismo, malgrado o forse a causa della sua insistenza sul lato pratico e sulla necessita di esperienza reale, sembra essere sempre stato in primo luogo una questione di testi e in secondo luogo di adepti che praticano, è assai poco della comunità di fedeli. Quanto alla dottrina tantrica in se, si possono fare le seguenti osservazioni. Benche la Realtà ultima trascenda ogni dualismo, la Divinità suprema è concepita come avente due aspetti, maschile e femminile, la cui congiunzione, descritta come ununione sessuale, è il primo necessario gradino allinterno di Dio verso levoluzione cosmica, dal momento che il principio attivo e quello femminile. Nelle sette Śākta, dove la divinità principale è la Dea, lelemento femminile chiaramente predomina, ma in tutte le sette è lenergia, śakti, che produce, pervade, sostiene e infine riassorbe luniverso. Ella (la Śakti) è pertanto la causa ultima della schiavitu e della liberazione umana. Ella è māyā, lillusione cosmica, ma è anche lequivalente della grazia di Dio, che è talvolta significativamente chiamata śaktipāta, la discesa dellenergia nel mondo. La risposta umana alla grazia è la devozione, bhakti, che svolge un ruolo importante in molte scuole tantriche. Il processo energetico che fa sorgere il mondo è un processo di emanazione. E’ la manifestazione esterna, lo splendore estrinseco di ciò che esiste potenzialmente nella Divinità suprema, che comincia dal primo principio e termina con questo mondo, con una trasformazione, una condensazione, dal sottile al grossolano attraverso una serie di stadi o categorie cosmiche (i tattva). Questi di solito sono trentasei, ma il loro numero e talvolta maggiore o minore, perche i tattva aggiunti alle venticinque categorie del Sāmkhya non sono esattamente gli stessi in tutte le scuole tantriche. Il Pāncarātra ha un proprio sistema di dispiegamento (vyūha) della creazione dal Signore supremo Vishnu. In tali sistemi non ce discontinuità nel processo cosmico: una vibrazione (Spanda), un impercettibile movimento appare allinterno dellAssoluto ed è poi trasmesso ai livelli inferiori della creazione. Quando il riassorbimento cosmico comincia, il processo e invertito e rifluisce verso la sua fonte. La māyā, in questa prospettiva, non è tanto la grande illusione quanto la causa principale dellinfinita varietà del mondo, la rappresentazione degli dei che manifestano il cosmo in modo puramente gratuito. Questo elemento di gioia e di gioco (līlā) si può trovare anche in un contesto non tantrico, ma è uno dei componenti principali della visione tantrica hindū. È particolarmente importante nei culti, ed e uno degli ambiti dove il Tantrismo e la bhakti si incontrano. Con una tale filosofia, ladepto tantrico sente di vivere in un mondo soffuso di energia divina, i cui elementi, anche quelli che sono apparentemente i più umili, possono essere usati per attingere la liberazione in questa vita (jīvanmukti), una liberazione che non è una rinuncia, ma una realizzazione della pienezza del mondo. Il sistema tantrico delle corrispondenze fra il microcosmo e il macrocosmo e inerente a questa concezione. Lenergia cosmica divina è il prāna, il soffio cosmico simboleggiato in particolare dalla kundalinī, che è la Dea nella sua rappresentazione cosmica e in quanto presente nel corpo sottile delluomo. Lenergia divina è anche la parola (vāc) o il suono (śabda). Questo e molto importante, dal momento che le pratiche tantriche correlate agli usi dei suoni del linguaggio svolgono un ruolo essenziale. La vāc è un aspetto fondamentale dellenergia, sia il più potente ed efficace, sia il più utilizzabile. Alcune scuole tantriche, in particolare nel Kashmir, hanno elaborato una complessa cosmogonia mediante la quale tutti i livelli del cosmo sono manifestati proprio come le lettere dellalfabeto sanscrito appaiono allinterno della divinità nel loro ordine grammaticale. Una particolare via alla liberazione corrisponde a questo processo fonetico. Con la pervasione universale dellenergia, la ricerca della liberazione comporta necessariamente luso di questo potere. Di conseguenza, il possesso dei poteri sovrannaturali (siddhi) è un risultato ordinario di questa ricerca, quando essa ha successo. Anche se ladepto non li usa e si concentra sulla liberazione finale, questi poteri sono presenti. Pienamente congiunto alla divinità (nelle sette non dualiste), ladepto partecipa naturalmente a tutti i poteri divini. Questo adepto, spesso chiamato sādhaka (efficiente, abile), non cerca necessariamente la salvezza. Può darsi che cerchi il godimento (forse, di fatto, è il caso più frequente), o può cercare entrambi. La pratica è laspetto principale del Tantrismo. Il modo tantrico di agire è di solito chiamato sādhana, che ha il significato di azione che conduce a un obbiettivo. Il primo passo in qualsiasi pratica è liniziazione (dīkshā) in una setta, un rituale talvolta molto complesso con cui un mantra viene dato segretamente al discepolo scelto attentamente dal suo guru. Liniziazione, la segretezza e la necessita di un maestro spirituale sono caratteristiche tantriche essenziali. Ci sono parecchie forme e gradi di iniziazione tantrica, ciascuno dei quali conduce a risultati diversi. La dīkshā, con le pratiche ne conseguono, e distinta dallupanayana (liniziazione di tutti i maschi hindū duevolte-nati), con i doveri che ne conseguono. In teoria la dīkshā può essere data a chiunque a prescindere dalla casta e dal sesso. Per garantire la segretezza, i testi tantrici usano un simbolismo elaborato e spesso un linguaggio in codice. Le pratiche più caratteristiche sono quelle associate alluso di formule sacre e rituali, mantra e bīja (germifonici). Questi elementi linguistici o fonetici (frasi, parole, lettere e suoni) simboleggiano entita spirituali e si crede che incarnino il potere stesso della divinità principale. Tali formule sono usate in ogni circostanza e in ogni genere di pratica tantrica, riti iniziatici e religiosi come pure nel corso di attività e compiti quotidiani. Per un adepto tantrico (come pure per un hindū) non si può vivere senza mantra. Di fatto il mantraśāstra, linsegnamento dei mantra, è spesso interpretato come tantraśāstra, linsegnamento dei Tantra. I mantra sono frequentemente accompagnati da diagrammi (yantra o cakra), simboli cosmici geometrici usati per il rituale e la meditazione. Nella maggior parte delle pratiche rituali sono anche usati gesti simbolici (mudrā), che esprimono concetti metafisici e teologici. I mantra, gli yantra e cosi via devono essere assimilati spiritualmente dalladepto e messi in pratica mediante un processo complesso e spesso di lunga durata, che di solito è sia fisico sia mentale. Tali sono i mantrasādhana che servono a padroneggiare un mantra e le pratiche dello yoga tantrico. Queste dipendono dalla concezione tantrica della śakti e di solito consistono nel risvegliare, con laiuto dei mantra, lenergia della kundalinī, che giace dormiente, arrotolata come un serpente (femmina) nel corpo sottile delladepto, e nel condurla verso lalto fino al punto in cui essa si unisce con il Supremo, mentre ladepto si fonde con la Realtà ultima. Ciò si realizza tramite i metodi dello Hatha yoga, combinando posture corporee e controllo del respiro con esercizi mentali che conducono infine al samādhi (Contemplazione-estasi) e alla realizzazione dellessenza del mantra e della divinità. Gli esercizi mentali sono principalmente dhyāna, che qui significa visualizzazioni dei centri del corpo sottile (i cakra). Il metodo principale e più importante per tale fine è la bhāvanā, una meditazione intensa che conduce il soggetto meditativo a uno stato di coscienza che produce lunione spirituale con una divinità, lidentificazione della mente e del corpo dellindividuo con le entita cosmiche, e lintegrazione fisica e mentale con il cosmo. La trasformazione dellimmagine corporea che ne deriva cambia latteggiamento delladepto verso se stesso e il mondo. La dottrina tantrica giustifica luso di tutti gli aspetti della vita per ottenere salvezza o poteri. Di qui luso di tecniche fisiche e mentali per deviare desideri e impulsi (in particolare limpulso sessuale) verso scopi differenti. Di quì luso di bevande alcoliche, che fanno aumentare lenergia e mostrano che ladepto trascende le regole ordinarie. Tuttavia, benche queste pratiche costituiscano una parte integrante del Tantrismo hindū, la loro importanza non dovrebbe essere esagerata. Tutte le pratiche sono eseguite in un contesto rituale. Lintera vita hindū, di fatto, è ritualizzata, questo e vero in particolare per quanto riguarda la venerazione o il culto (pūjā) delle divinità. La pūjā tantrica non consiste soltanto nella venerazione di un dio o di una dea; essa è la trasformazione delladoratore nella divinità (realizzata misticamente), una trasformazione che si ritiene indispensabile, poiche solo un dio può adorare un dio.

(Da A.Padoux)

TANTRISMO (Alcune Letture)
› Spandakārikā (Kallata) pdf
› Vasugupta, Gli aforismi di Siva con il commento di Ksemarāja (pdf) – da scribd.com
› 
Vijñānabhairava Tantra (pdf) 
› Mahanirvana Tantra – Il Tantra della Grande Liberazione (pdf, da scribd.com)
› Shivaismo del Kashmir. Una sintesi (Giacomo Foglietta) pdf, da scribd.com
› Maria Pia Vivanti, Il Kiraṇāgama: testo e traduzione del vidyāpāda (pdf) – da opar.unior.it
› Spanda Kārikā (a cura di Raniero Gnoli) (pdf)
› Siva sutra (a cura di Raniero Gnoli) (pdf)

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